Kosovo, Volontariato

Traiettorie e riti kosovari

Giulia, da luglio a Pristina con il Servizio Civile Universale, ci parla della sua esperienza

Salgo per prima e mi accomodo come sempre alla terza fila, appiccicata al finestrino per cogliere ogni sfumatura di questo luogo che a poco a poco sta diventando Casa.
Poco prima di partire, salgono alcuni gruppi di famiglie, tra cui un’anziana signora con due nipoti. La più piccola mi guarda e sorride. I suoi capelli sono lunghi e corvini, raccolti in una lunga coda che le ricade sulle spalle e con la quale non può fare a meno di giocare, i miei arruffati e alla Pippi Calzelunghe.
La luce che filtra tra le tendine del bus ci illumina diversamente ma, chiudendo gli occhi il tepore sembra stranamente lo stesso. Ripenso a questo tempo trascorso, a mano a mano che il mio sguardo incrocia il loro e la corsa riparte.

Sono ormai passati sei mesi dal mio arrivo in Kosovo, per questa esperienza di Servizio Civile con RTM, nella grande Pristina. Nemmeno troppo grande forse, ma per me, che arrivo dalla campagna sconfinata, rimane pur sempre una capitale troppo caotica e maldestra.

Sto assaporando tutto lentamente, come il caffè turco sorseggiato poco prima di salire sull’autobus; rito e rituale di cui ormai non posso più fare a meno e che incarna a pieno questa mia nuova stagione di vita nei Balcani.

È un rito dal sapore malinconico del passato, intenso del presente e desideroso di ciò che verrà.
Si prende sempre al tavolo e mai al bancone, mai per pochi minuti, sempre per lungo tempo a qualsiasi ora della giornata.
È un rito di incontri, quelli che non si dimenticano, come quello sorseggiato con uno sconosciuto, quello bevuto con gli amici, quello preso la mattina presto avvolti dalla coltre di fumo o quello in solitaria, tra domande e ricordi.
È un rito intriso di dialoghi, di sogni, alle volte utopici, ma brulicanti di ispirazioni e magia.
È un rito da condividere e da gustare, anche se alle volte ha un sapore amaro.
È un rito di Storie da continuare a raccontare”.

L’autobus si arresta nuovamente. La prossima fermata è la mia.
Immersa in questi intrecci di fili, di volti grati, segnati e talvolta conosciuti, in un cenno silenzioso o in un raggio di sole a bruciarmi la pelle, mi accorgo nuovamente che occorre davvero poco per appaesarsi ritmicamente in un nuovo abitare.

Giulia

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