Les enfants citoyens, Madagascar, Volontariato

La kopia di Tsilavvina

Valeria da Manakara ci racconta la storia di Tsilavvina e il suo percorso per essere riconosciuto come cittadino del Madagascar

Ho conosciuto Tsilavvina a ottobre, quando sono andata per la prima volta alla mensa per i bambini poveri organizzata dalla missione diocesana di Reggio Emilia nella parrocchia di Ambalapasohava, a Manakara.

È da ormai cinque mesi che ogni lunedì mattina io e Nicolò andiamo alla mensa, dove 50 bambini, dai 5 ai 13 anni, vanno prima e dopo la scuola, studiano e giocano prima dei pasti, e tornano a casa la sera. La prima volta che siamo andati un gruppone di bambini ci è corso incontro urlando. Tutti volevano fare “pugnetto”, come se fosse la cosa più importante da fare quando si incontrano persone nuove, prima ancora di sapere il nostro nome, prima ancora di dirci il loro e di capire cosa fossimo lì a fare, si ammassavano l’uno sopra l’altro per fare pugnetto.

Tra di loro c’era Tsilavvina. Quando stiamo con loro portiamo dei giochi, balliamo insieme o facciamo lavoretti in gruppo. A Tsilavvina invece piace stare in disparte. È il più grande del suo gruppo e di solito gioca a calcio, con un suo amico se c’è, altrimenti da solo. Non so molto di lui, ma so che ogni volta che andiamo, la prima cosa che ci chiede, dopo fare pugnetto, è se abbiamo portato la palla. Ama giocare a calcio e saltare con la corda (in cui è eccezionalmente bravo), è riservato ma adora fare gli scherzi, e ha dei grandi occhi scuri, di quelli furbi che ti guardano come se stessero nascondendo qualcosa. Tutto il resto che so di lui me l’hanno detto. Ha una sorella di 4 anni e frequenta la quinta elementare nella scuola pubblica di Andranomainty, non molto distante dal centro città, una delle scuole sostenute dal progetto Les Enfants Citoyens, attivo a Manakara dal 2020 al 2023. Quando Tsilavvina era in terza elementare, grazie al progetto è stato possibile ristrutturare i servizi igienici della scuola e costruire dei nuovi bagni per gli alunni. Per tre anni ha studiato con lo zaino, i quaderni e gli astucci distribuiti da RTM a tutti gli alunni delle scuole partner; i suoi insegnanti hanno potuto partecipare alle formazioni organizzate in collaborazione con la Direzione regionale dell’educazione (DREN), con la Direzione regionale dell’acqua, dei servizi igienici e dell’igiene (DREAH) e l’Ufficio regionale della nutrizione (ORN), migliorando le loro competenze in vari ambiti tra cui la lingua francese, l’educazione inclusiva, l’igiene e l’ambiente, la gestione organizzativa e amministrativa della scuola, l’educazione nutritiva e l’educazione alla cittadinanza e civismo.

Ho visto Tsilavvina un giovedì mattina in tribunale. Aspettava di entrare nell’aula delle udienze per la sua richiesta di rilascio dell’atto di nascita suppletivo. Io ero lì con Zady, il responsabile delle attività sociali di RTM a Manakara.
Zady si occupa di aiutare le famiglie che lo richiedono nel percorso di ottenimento in via retroattiva dell’atto di nascita per minori da 1 a 15 anni. Il suo lavoro consiste nel ricevere famiglie in ufficio, raccogliere i dati del minore, seguire la costituzione del dossier per il tribunale e depositare presso il tribunale la domanda di rilascio dell’atto di nascita. Il magistrato procede con l’esame del fascicolo nel corso dell’udienza ordinaria, che si tiene il giovedì mattina. All’udienza devono essere presenti i richiedenti con il figlio e due testimoni, se tutti i documenti sono in regola il dossier viene accettato e l’atto di nascita suppletivo preparato. Di norma bisogna aspettare due/tre mesi perché l’atto venga rilasciato, successivamente Zady lo recupera in tribunale e dà appuntamento alla famiglia per ritirare l’atto. Da quando la famiglia si presenta in ufficio per la prima volta, ci vogliono circa quattro mesi prima che il figlio abbia tra le mani l’atto di nascita. È un iter abbastanza lungo, che spesso presenta imprevisti.

La prima volta che Tsilavvina è andato in tribunale per l’esame del suo dossier, ha aspettato tutta mattina per l’udienza, ma a fine mattinata il giudice ha visto che non c’era tempo per analizzare tutti i casi, pertanto ha rimandato le udienze a due settimane dopo. Prendere un giorno di tempo per andare in tribunale non è scontato a Manakara. Per le famiglie una giornata passata in tribunale vuol dire una giornata di lavoro persa, vuol dire spostarsi a piedi con i figli piccoli magari anche sotto la pioggia (il tribunale è a mezz’ora di cammino dal centro città), e in alcuni casi è anche difficile convincere le famiglie a presentarsi in aula, un luogo che incute timore a molti. Per questo ogni seduta è importante e richiede l’impegno e la partecipazione attiva di tutti i coinvolti: l’equipe RTM, il Tribunale, il Comune e soprattutto della famiglia interessata.

Quando ho visto Tsilavvina in tribunale mi sono sorpresa. Ci sono tanti bambini a Manakara che non hanno la kopia (trad. atto di nascita), ma tra tutti quelli che avevo visto in ufficio o in tribunale durante il corso di questi mesi, lui era il primo che conoscevo direttamente. Gli educatori della mensa parrocchiale sanno che RTM si occupa anche di aiutare le famiglie nell’ottenimento dell’atto di nascita, pertanto a settembre, quando è ricominciata la scuola e insieme le attività della mensa, hanno indirizzato Tsilavvina e la sua famiglia a RTM. Loro sono venuti nel nostro ufficio, insieme a Zady hanno preparato il dossier, che poi è stato presentato in tribunale, e l’8 febbraio la richiesta per il suo atto di nascita suppletivo è stata accettata.

Tsilavvina in malgascio vuol dire non negato, nel senso di non essere rifiutato, venire accolto. Tsilavvina ora può fare l’esame di quinta elementare, partecipare alla vita civile e politica del suo Paese, essere riconosciuto come soggetto beneficiario dei diritti e doveri della società in cui vive. Come lui, 1633 bambini nella città di Manakara hanno ricevuto un atto di nascita negli ultimi tre anni, grazie all’impegno delle famiglie, dello staff del Tribunale, del Comune e dell’equipe RTM. Come Tsilavvina, 1633 bambini non sono stati rifiutati, ma sono stati accolti dalla società di Manakara, di cui ora possono far attivamente parte.

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