Madagascar, Progetto pilota per la presa in carico della lebbra

LEBBRA: PREVENZIONE E CURA

Remy Baltieri, in Madagascar per il progetto pilota “Lebbra: prevenzione e cura”, ci ha scritto per raccontarci le prime attività che si stanno svolgendo per sconfiggere questa malattia ancora endemica nel Paese.
Manakara, Aprile 2018

Bevo il caffè lasciatomi in caldo dalle suore con gli occhi ancora gonfi dal sonno. La luce del sole inizia a fare capolino dalla finestra benché non siano ancora le sei. Ho dormito male questa notte, un orecchio sempre attento per sentire l’eventuale ticchettio della pioggia. Scoprirò che è stata la stessa cosa per i miei compagni di viaggio.

Tempo di recuperare le mie cose ed è ora di partire. Tre moto e cinque persone che si dirigono verso Mahavoky Nord, piccolo comune nel distretto di Mananjary nel sud-est del Madagascar. Dopo alcuni chilometri di asfalto iniziamo una strada sterrata in pessime condizioni a causa delle copiose piogge dei giorni passati e del passaggio dei camion che ne rovinano il fondo. Spesso dobbiamo scendere a spingere le moto con i piedi nel fango. Scopro a mio discapito che il fango può avere consistenze molto diverse, e che non sempre uno strato apparentemente consistente regge il peso umano. Scendere serve anche per sgranchire un po’ le gambe per uno poco abituato alla moto come me.
Ma, nonostante la fatica, arriviamo alla meta dopo ben cinque ore di viaggio. È allora che incomincia il lavoro vero e proprio. Dopo esserci rinfrescati con un po’ d’acqua ed aver sistemato moto e bagagli, ci mettiamo all’opera. Prepariamo la sala per le visite e le medicine. Parliamo con il medico responsabile del centro di salute e con gli agenti comunitari (una sorta di volontari che appoggiano il medico del villaggio seguendo i malati e facendo sensibilizzazioni).

A questo punto è l’ora delle visite dei “presunti malati”, persone con macchie sospette che potrebbero essere riconducibili alla Lebbra. Già, la Lebbra, perché è questa malattia che siamo venuti a cercare in questo villaggio immerso nella foresta. Questa parola, così come lebbrosario o lazzareto, sembra ricordare tempi oramai lontani e invece è ancora di stretta attualità in Madagascar, dove questa malattia è ancora molto presente e, soprattutto, causa forti invalidità nonostante siano state trovate cure efficaci con semplici medicinali.

Ma torniamo a loro, i pazienti. Entrano alla spicciolata ed un po’ titubanti. Restano in piedi aspettando che il dottore dica loro di sedersi. Spesso quando viene chiesta loro l’età non sanno rispondere ed aggrottano le sopracciglia cercando una risposta plausibile. Poi inizia la visita vera e propria. Sempre con un po’ di imbarazzo, mostrano le loro macchie. Per fortuna di solito si tratta solo di dermatosi. Ma anche qui cerchiamo di fare il nostro: il dottore dà alcune medicine finanziate dal progetto e raccomanda di lavarsi bene, lavare i vestiti e non mettere indumenti realizzati con materiali irritanti. Il problema è che molti hanno un solo indumento per tutto l’anno e non hanno i soldi per comprarsene altri.

Ogni tanto i medici si guardano, indugiano su una macchia, controllano la mobilità di mani e gambe. È Lebbra. Quando siamo fortunati è al primo stadio e il tutto si può risolvere seguendo bene la cura (cosa non per forza scontata). Quando invece i malati hanno aspettato troppo a farsi visitare, troviamo persone con problemi di mobilità alle mani, gambe gonfie ed irrigidimento dei piedi. È in quei momenti che ci accorgiamo di quanto sia importante arrivare anche in questi luoghi lontani dai percorsi principali, per cercare di evitare che tutto ciò accada. Vedere persone che faticano a camminare e a lavorare fa male, sapere che spesso sono anche esclusi dalla comunità, fa ancora più male. È per quello che ci impegniamo nella sensibilizzazione comunitaria, ma ci sarà tempo per parlarne un’altra volta…

Remy
Volontario RTM in Madagascar