Madagascar, Volontariato

BENTORNATA CAROLINA!

Carolina è rientrata dopo un anno in Madagascar con il Servizio Civile. E’ passata a trovarci e ci ha parlato della sua esperienza
febbraio 2020

Bentornata Carolina. Come va? Come è andato il rientro?
Sono ancora un po’ destabilizzata, mi mancano il verde e le strade del Madagascar. Passeggiare per Gualtieri mi sembra tutto deserto, è poca la gente che cammina.
Il rientro è andato bene, come anche là è andata bene. Qua c’è una realtà differente, a cui bisogna riabituarsi. Manakara mi manca già, nell’ultimo periodo avevamo dei ritmi molto sostenuti, quindi in realtà non ho realizzato finchè non sono salita sull’areo che stavo andandomene.
In questi primi giorni mi ha colpito la possibilità di scelta che abbiamo, al supermercato, alla tv, ecc… sono passata da un estremo all’altro.

Di cosa ti sei occupata?
Ho collaborato con l’equipe di Manakara a due progetti, uno sulla lebbra e uno sulla salute mentale.
All’ospedale psichiatrico ho aiutato nel compilare ed inserire a computer le schede dei pazienti, in modo da avere uno storico. Inoltre tenevo un Atelier coscienza corporea, per lavorare attraverso il corpo sugli effetti secondari delle medicine. Purtroppo in Madagascar non hanno medicine moderne come le nostre, ma farmaci più vecchi con molti effetti collaterali. Sono laureata in psicologia e ho fatto teatro, ho cercato di unire queste mie competenze e mi è venuto in mente questo altelier di supporto. L’hanno apprezzato molto, una paziente che doveva essere dimessa ha chiesto di ritardare di un giorno, in modo da poter partecipare un’ultima volta. È stato adattato in modo che potessero farlo anche senza di me, ora dovrebbe continuare a farlo l’assistente sociale.
Inoltre ho lavorato con bambini con difficoltà fisiche ed intellettuali, supportando il maestro a fare attività di pscicomotricità e memoria adattati ad ogni singolo caso.
Anche lavorare sulla lebbra è stato bello, soprattutto per quanto riguarda il reinseriemnto sociale dei malati e le attività a scuola, con giochi tarati sull’integrazione sociale. È stato arricchente ed interessante. Dopo aver organizzato per 4 mesi i giochi con tutte le varie tematiche è stato bello uscire  per realizzarle.
È stata un’eperienza variegata, non solo di ufficio… mi è piaciuto prendere la bicicletta per andare a lavorare, muovermi senza la macchina.
Ho imparato tanto: ad affrontare situazioni che qua non esistono e soprattutto che ci sono altri modi risolvere i problemi. Conoscere come sono viste le cose da altri ti fa uscire dai tuoi schemi.

La difficoltà più grossa?
L’organizzazione: organizzare cose che non dipendono da te, stare dietro a tempi di altri che non sono i tuoi, non poter fare qualcosa perché altri non hanno fatto il loro.

Com’è stato il rapporto coi malgasci?
Sei sempre il bianco che ha i soldi, instaurare un rapporto di amicizia è quasi impossibile, a parte i colleghi di lavoro. In più eravamo un bel gruppo di volontari che si vedeva spesso, e forse questo ci ha anche un po’ chiuso.
Il rapporto coi colleghi è stato molto bello, se avevamo bisogno loro c’erano sempre, li vedevo anche fuori dal contesto di lavoro. Sono stati gli unici che ci hanno trattato alla pari, stavano con noi per il piacere di starci.

Una bella soddisfazione?
La soddisfazione più grande è stato l’atelier. Sono riuscita a portare la mia esperienza, ma anche qualcosa di utile per i pazienti oltre il farmaco, è stato molto apprezzato.

Un ricordo bello che hai?
Nuotare con lo squalo balena!
Ho visto cose spettacolari, il Madagascar è meraviglioso… mi sono riempita gli occhi di bellezza: il paesaggio, il verde, ecc…

Cosa ti ha lasciato quindi di questa esperienza?
Quanto si possano riutilizzare le cose, ciò che noi buttiamo loro lo usano altre 10 volte.
Ho imparato a non dare mai niente per scontato, ma anche quanto si possa aspettare senza lamentarsi dell’attesa.

Un consiglio ai ragazzi che partiranno col Servizio Civile per il Madagascar?
Consiglio assolutamente il servizio Civile! Ai nuovi ragazzi consiglio di ascoltare tanto prima di giudicare, di provare a capire e guardare con gli occhi dell’altro.

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Ora ho iniziato la scuola di psicoterapia e poi si vedrà…