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Discuto di Scutari
Simon da Scutari ci parla della sua esperienza di Servizio Civile
Ora che ho fatto il giro di boa della mia esperienza all’estero, forse è già possibile tirare qualche somma di questa esperienza di servizio civile a Scutari, in Albania.
Per me la scelta del servizio civile è stata spinta principalmente dall’opportunità di crescita professionale nel campo della cooperazione e dello sviluppo e devo dire che da questo punto di vista sono molto soddisfatto, il progetto a cui lavoriamo è molto concreto nel suo obiettivo di trasferire risorse all’economia rurale del nord dell’Albania, quindi non manca la soddisfazione di lavorare per una missione meritevole. Inoltre, fin dal principio a noi civilisti sono stati affidati numerosi compiti di vario genere e scala, dal documento da compilare in giornata alla supervisione di campagne di comunicazione la cui decorrenza si calcola in mesi. In più la paga non è neanche male, considerando l’indennità estera e il grosso delle spese coperte dall’ente, per cui a fine servizio volendo ci si può anche togliere qualche sfizio.
Mi rendo conto però che non tutti quelli che pensano di fare il percorso del civilista hanno le mie stesse motivazioni o sono interessati ai miei consigli di finanza personale, e potrebbero invece essere più interessati alla conoscenza del luogo e della gente locale; quindi senza indugi, Scutari: una città bellina con diversi bei posti da visitare, come il castello di Rozafa o la zona lungo il lago di Shiroka – lago su cui nei mesi caldi mi sono molto cimentato a far rimbalzare sassi – ed è abbastanza grande da avere sempre qualche locale aperto in cui andare nel tempo libero, anche se non grande abbastanza da avere una scena musicale notturna, a parte per la sporadica serata organizzata nei vari ostelli della città.
Per quanto riguarda gli Scutarini invece, sono amanti delle bici, ma non delle ciclabili (per cui da appassionato della mobilità a pedali ho imparato in fretta a fare il valzer tra le auto in movimento e quelle in doppia fila), sono una popolazione molto simpatica, non sono sicuro se sia una cosa specifica di Scutari oppure una caratteristica della lingua albanese, che si presta a costanti giochi di parole e doppi sensi, e tendenzialmente sanno tutti almeno spiccicare qualche parola di italiano o di inglese, per cui non c’è da disperare se come me si fatica a imparare l’albanese. In ogni caso in ufficio i colleghi sono sempre disponibili e alla mano per fugare le mie curiosità antropologiche quando sorgono.
Personalmente, a questo punto della mia esperienza sono molto felice di essere riuscito a crearmi un gruppo di amici locali che mi porterò dietro anche una volta finito il mio servizio civile, ma non per questo sono sicuro di poter dire se sia facile o meno fare amicizia da queste parti, ci sono sicuramente delle barriere linguistiche e culturali che possono rendere difficile l’impresa, ma la mia impressione è stata comunque che ovunque io andassi, nel momento in cui mi sono messo a parlare italiano ho sempre trovato qualcuno che volesse attaccare bottone per chiedermi che cosa ci facessi a Scutari e soprattutto, di dove fossi – finora ho incrociato almeno cinque Scutarini che hanno vissuto o vivono nella mia provincia di Cuneo – per cui direi che se si è disposti a fare il primo passo, e con un po’ di fortuna, dovrebbe essere fattibile.
