Madagascar, Volontariato

RIENTRO CAMILLA ED EMMA

Camilla ed Emma sono rientrate dopo un anno a Antananarivo con il Servizio Civile. Sono passate a trovarci e ci hanno parlato della loro esperienza in Madagascar
CAMILLA

Bentornata Camilla! Come va? Com’è stato il rientro?
Ho iniziato a viverlo già due mesi prima di partire. Prima la negazione e tristezza, ma alla fine contenta del percorso che ho fatto. Quando sono arrivata i primi giorni non riuscivo a parlare del Madagascar senza piangere, avevo un nodo alla gola. Ora mi sembra che sia tutto lontano, come aver vissuto 10 mesi in un sogno, eppure non è la mia prima esperienza all’estero. Gli addii sono stati difficili, sia coi bambini della scuola che con gli amici, sai che non li rivedrai più.
È stato difficile salutare anche le altre ragazze in Servizio Civile con cui ho condiviso questa esperienza.

Di cosa ti sei occupata?
La mia attività preferita è stata con i bambini della scuola, con cui abbiamo fatto giochi e soprattutto molti lavori manuali. È stato bello vedere come è evoluto il nostro rapporto, alla fine ci chiamavano per nome.
Ma anche il dispensario con suor Silvye, dove aiutavamo nella rendicontazione, gestione dei pazienti e nella distribuzione di medicine oppure il corso di alfabetizzazione che abbiamo organizzato per gli adulti, è stato per me molto toccante.
Poi lavoro di ufficio, di supporto ai progetti.

Com’è andata?
Sicuramente gli ultimi mesi me li sono goduta di più. Mi sento orgogliosa e vittoriosa del mio percorso!

È stato come ti aspettavi?
Non me lo aspettavo, era così lontano che non lo immaginavo, anche se ne avevo sentito parlare tanto prima di partire. È stato tutto molto veloce, non avevo aspettative sociali o lavorative, volevo prendere quello che veniva!

La difficoltà maggiore?
L’impatto iniziale, molto scioccante, e l’adattamento, ci ho Messo almeno 5/6 mesi per capirci qualcosa.

Una soddisfazione?
Dal punto di vista lavorativo il rapporto coi bimbi della scuola. È stata una bella sorpresa, mi stupiva la loro indipendenza. Dal punto di vista personale, essere riuscita ad entrare in un gruppo di amici, di persone da più parti del mondo, sia internazionali che malgasci.

Un bel ricordo?
Il giorno del mio compleanno, ero al “veloma” (saluto in malgascio) di un amico, ma a mezzanotte mi hanno portato la torta.
Un giorno inaspettatamente ti svegli e ti senti a casa. Sono arrivata e poco dopo c’è stato il colpo di stato, non si poteva uscire e c’era il coprifuoco, all’inizio tutto era molto lento…

Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che partiranno per il Madagascar?
Partire senza aspettative e pregiudizi. Avere la mente libera e prendere quello che viene con i tuoi tempi.

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Andrò per due anni in Portogallo per un master, poi vorrei tornare in Africa e lavorare nella cooperazione.

EMMA

Bentornata Emma! Come va? Com’è stato il rientro?
Credo bene. Il rientro è stato difficile, anche tornare alle normali dinamiche non è facile. Io sono cambiata, ho perso l’indipendenza che avevo. Per quanto il Madagascar sia difficile, per me è stato come una nuova nascita, una nuova Emma. È la prima esperienza in cui sono a contatto con me stessa e vorrei riportare questa nuova Emma anche qua.

Di cosa ti sei occupata?
Quella con la scuola è stata l’attività più bella. Mi piace molto lavorare coi bambini, quelli malgasci hanno sicuramente più entusiasmo, più forza, è un’esperienza diversa da qua. La parte ludica è stata molto importante. All’inizio facevamo solo quello che diceva la maestra, ma poco a poco abbiamo iniziato a fare quello che realmente volevano fare i bambini.
Poi c’è stata anche l’esperienza con il dispensario, ho colto il positivo anche di questa realtà. È stato un rapporto meno relazionale e più al computer, tanta pazienza e più caotico. I contatti con le famiglie mi hanno permesso di imparare la lingua, ma mi hanno insegnato anche a gestire le emozioni.

È stato come ti aspettavi?
Avevo aspettative progettuali, ma non sul resto. Dal punto di vista personale prima di arrivare non riuscivo a capire, certe cose puoi affrontarle e capirle sono quando ti ci trovi. È stato un anno stupendo, non ho rimpianti, ho fatto il massimo che potevo.

Una soddisfazione?
Vedere uscire la personalità dei bimbi, tendono a mostrarsi tutti uguali, a non dire ciò che pensano, ma a poco a poco sono uscite le loro differenze.
Anche l’indipendenza che ho raggiunto, sicuramente ho preso molta più autostima, che in Italia non avevo.

La difficoltà maggiore?
Sono iperattiva, è stato difficile gestire il tempo e non poterlo tutto impiegare come volevo.
La mancanza dell’acqua invece non è stato un grosso problema come pensavo prima di partire, può sembrare difficile subito, ma ho scoperto l’adattamento.

Un bel ricordo?
L’ultima passeggiata con Sara nel mio posto del cuore. Sarei partita dopo due giorni ed una volta arrivata ho pianto tanto. Abbiamo aspettato il tramonto, poi ho lasciato uno scritto. Ricordo il silenzio del rientro, un silenzio che in realtà parlava, un silenzio che non dimenticherò.

Un rimpianto?
Ho legato tanto con una collega, è stata come una seconda mamma, mi sono molto confrontata con lei. Mi dispiace di non essermi aperta con lei prima, ci saremmo potete capire prima ed essere anche più di supporto.

Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che partiranno per il Madagascar?
Viversela in modo tranquillo e sereno, qualsiasi problema si risolve. È un’esperienza che vale la pena vivere, ognuno la vivrà in maniera personale, ma vale la pena!

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Andrò in Australia, ho capito che mi piace viaggiare. Intanto come working holiday, ma vorrei iscrivermi ad un Master. Ho capito che devo farlo ora, perché poi rischio di non farlo più.
Ma il Madagascar rimarrà sempre la mia prima esperienza, che ti lascia una cicatrice…

Grazie ragazze, in bocca al lupo!!