Madagascar, Volontariato

RIENTRO EMANUELA E SOFIA

Emanuela e Sofia sono rientrate dopo un anno a Manakara con il Servizio Civile. Sono passate a trovarci e ci hanno parlato della loro esperienza in Madagascar
EMANUELA

Bentornata Emanuela! Come va? Come è stato il rientro?
Bene, ormai è un po’ che sono tornata, sto cercando di riabituarmi… ancora la nostalgia è tanta!

Com’è andata?
Quest’anno è stato tante cose, incredibile e magico. È stato anche importante per capire i miei limiti, cosa e come potevo migliorare.
Ho fatto il Servizio civile a Manakara, su un progetto educativo che mi ha permesso di vivere un anno dinamico, potevo osservare e imparare tanto, sia in ufficio sia sul campo coi bambini e con i colleghi.

È stato come ti aspettavi?
No, è stato molto meglio. Mi ero fatta un’idea, però una volta arrivata è stato tutto più bello: i colori, gli incontri, le relazioni con gli altri, quello che ho scoperto.
Per me è stata la prima esperienza di questo tipo.

La difficoltà maggiore?
Andare via!!
È stato difficile cambiare il modo di fare e comunicare, si danno per scontato cose che non lo sono.
Ma soprattutto il senso di impotenza, capire che non puoi fare tutto e che ci sono cose più grandi di te.

Una soddisfazione che hai ottenuto?
Sapere che a Manakara i miei colleghi e alcune delle persone che mi è capitato di incontrare e aiutare tengono a me, forse qualcosa di buono l’ho fatto, ma quello che ho fatto non è niente rispetto a quello che ho imparato e a come loro hanno aiutato me, è una sensazione costante.

Un rimpianto?
Avrei potuto fare di più, in generale si poteva sempre fare di più.

Un ricordo bello che hai?
Ce ne sono tantissimi. Uno per tutti quando abbiamo cantato insieme ai ragazzi del carcere con la chitarra. Una volta a settimana andavamo per fare delle attività con loro.

Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che partiranno fra poco per il Madagascar?
Non avere paura, ogni esperienza è molto personale. Seguire le proprie attitudini e approfittare per conoscersi. È normale sbagliare, possono esserci fraintendimenti, ma sono cose che fanno crescere.
Dare il tempo alle persone per farsi conoscere.

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
La mia idea sarebbe continuare con la laurea magistrale, mi rendo conto che devo migliorare e imparare per essere pronta per questo mestiere. Anche se vorrei ripartire per altre esperienze!

SOFIA

Bentornata Sofia! Come va? Come è stato il rientro?
Il rientro, nonostante sia passato quasi un mese, è sicuramente più impegnativo di quanto mi aspettassi, ancora non mi sento del tutto dentro i ritmi italiani.
Inizi a elaborare e a farti domande, torni sempre lì con la testa, anche se in modo positivo e con serenità.

Com’è andata?
È stato un anno incredibile, bellissimo!
Mi è piaciuta molto la dinamicità, sia in ufficio ma anche sul campo (Centro Manovo, prigione, scuole). Ogni giorno è stato diverso dagli altri, con molti stimoli.
È stata molto utile la base di malgascio, perché potevamo fare piccole attività anche da sole.

È stato come ti aspettavi?
Si e no. Le attività con le persone me le aspettavo, da ciò che mi è stato detto prima di partire e di racconti degli altri volontari.
Però c’è anche una parte più difficile, soprattutto situazioni a cui non sei preparato, sia per le attività con la lebbra ma anche nella vita quotidiana. Sei più a contatto con la morte, per i malgasci è una cosa più “normale”. Ed esempio mi è capitato di andare in una classe dopo alcuni mesi dalla volta precedente e quando ho chiesto come mai ci sono meno bambini, mi dicono che 5 di loro sono morti. È una situazione che non ti aspetti. Ecco, vedere le difficoltà che tutti i giorni i malgasci vivono è stata per me difficile, non me l’aspettavo.

La difficoltà maggiore?
Sapere che anche se vedi ingiustizie, disparita per cui qua sei abituato a reagire, invece là devi capire il “non intervento”, perché a volte si può fare più male che bene e noi non siamo là per quello. Per me è stato difficile non poter sempre intervenire, all’inizio ho fatto fatica ad accettarlo.

Una soddisfazione che hai ottenuto?
Il centro Manovo e il lavoro con i ragazzi in prigione (dagli 11/12 anni ai 17). Nonostante la barriera linguistica pian piano siamo riusciti a creare un legame, ma anche i bambini del Centro Manovo, che con il covid era stato chiuso e quest’anno ha riaperto.

Un rimpianto?
In generale c’è sempre l’idea che si poteva fare di più. L’idea di aver fatto poco, di non avere lasciato il segno. Però in generale sono molto contenta di questa esperienza.

Un ricordo bello che hai?
La grande ancora di salvezza che è stato il rapporto che si è creato con le persone con cui vivevo (Emanuela e Teresa). Capire che stavamo vivendo le stesse cose, le stesse emozioni. Si è creato un rapporto importante, di amicizia e supporto. I bei momenti passati con loro, gli spazi di confronto e i sorrisi, un tramonto visto insieme dopo una giornata difficile.

Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che partiranno fra poco per il Madagascar?
Imparare la lingua, quel tanto che serve un minimo per potersi muovere da soli. Stare a contatto con la gente, perché così pian piano capire questo popolo così diverso, anche se poi alla fine i punti in comune li trovi.

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Ho rivisto l’idea di vedere il Servizio civile come una parentesi e quindi l’idea di fare praticantato come avvocato.
Spero di riuscire a fare un altro periodo all’estero, di ripartire fra un po’… naturalmente dopo aver elaborato questa esperienza. Vorrei lavorare nella cooperazione, mi piace questa idea…

Grazie ragazze, in bocca al lupo!!