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RIENTRO FEDERICA E PASQUALE
Federica e Pasquale sono rientrati dopo un anno a Pristina con il Servizio Civile. Sono passati a trovarci e ci hanno parlato della loro esperienza in Kosovo
FEDERICA
Bentornata Federica! Come va? Com’è stato il rientro?
Non è stato facile. È stato molto emotivo ed intenso, perché mi ero affezionata molto al posto e alle persone. Sono appena rientrata, quindi devo ancora metabolizzarlo e accettarlo per come si deve.
Di cosa ti sei occupata?
Principalmente ho seguito la parte della comunicazione dei progetti, quindi la stesura di newsletter, post per i social, realizzazione di infografiche e reportistica fotografica durante le visite sul campo.
Com’è andata?
Mi è piaciuto molto! È stato interessante e formativo. Ho imparato e approfondito nuove competenze, soprattutto digitali. Stare in Kosovo è stata una bella esperienza. Sono entrata in contatto con una cultura diversa e ho conosciuto persone nuove, sia del posto sia internazionali. Il rapporto con il team di RTM è stato molto bello. Si è instaurato un rapporto stretto con tutti loro. È stato un anno molto ricco dal punto di vista relazionale, che mi ha permesso di conoscere persone diverse da me sia culturalmente sia caratterialmente.
Per me che vengo dalla Sicilia, non è stato facile adattarmi al freddo, però ho potuto vedere spesso la neve, cosa insolita dalle mie parti!
È stato come ti aspettavi?
Sinceramente ho cercato di non farmi molte aspettative prima di partire, sia riguardo il posto sia sul lavoro. Magari il posto in sé è risultato essere come me l’ero un po’ immaginata, anzi, sono rimasta sorpresa di vedere molte somiglianze con la Romania, Paese in cui sono stata più volte.
La difficoltà maggiore?
La difficoltà maggiore probabilmente è stata verso la fine del servizio civile: andare via dal Kosovo e salutare tutte le persone che ho conosciuto lì e con le quali ho lavorato.
Una soddisfazione?
Essere riuscita a finire questo percorso di crescita sia personale che professionale, nonostante dei problemi personali che mi avevano fatto tornare a casa all’inizio del servizio civile. Questo è stato possibile grazie alla mia volontà e alle persone preziose che mi sono state accanto e che aspettavano il mio rientro nei Balcani. In più, questa è stata la mia prima esperienza all’estero per un intero anno e sono soddisfatta di averla portata a termine fino alla fine, senza mai mollare.
Un bel ricordo?
Ce ne sono stati molti belli… Ricordo in particolar modo la prima visita in una scuola dell’infanzia, dove i bambini erano così attirati dalla macchina fotografica. Mi ha colpito molto la loro curiosità nel voler conoscere qualcosa di nuovo. È stato un bel ricordo anche la prima volta che sono stata in montagna, in Val Rugova. Il paesaggio era mozzafiato… L’imponenza delle montagne e la bellezza incontaminata della natura mi hanno lasciata senza parole.
Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che partiranno per il Kosovo?
Di godersi ogni singolo momento, sia di difficoltà che di gioia, di vivere il Servizio Civile al massimo e di portarsi dietro tutto ciò che impareranno.
E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Ora tornerò nel mio paese siciliano e racconterò la mia esperienza. Ho intenzione di cercare altre possibilità lavorative nell’ambito della cooperazione, perché proprio dopo quest’anno ho capito che si tratta di un campo in cui mi piacerebbe molto lavorare, continuando ad imparare ulteriori competenze nuove e a contribuire a dare risultati concreti dove è necessario. Non escludo la possibilità di tornare nei Balcani in futuro!
PASQUALE
Bentornato Pasquale! Come va? Com’è stato il rientro?
Bene, niente di traumatico in realtà… ho iniziato a metabolizzare il rientro già da tempo, è stata la chiusura di un cerchio.
Com’è stato questo anno?
C’è stato tanto da fare lavorativamente, ed il contesto sociale è particolare: a Pristina ci sono poche ONG rispetto al passato, e gli expat non si notano troppo. È stato sicuramente un anno di grande riflessione, ora dovrò trovare il modo di mettere a frutto questa esperienza. Intanto, ho potuto osservare da vicino il funzionamento delle dinamiche di progetto.
Di cosa ti sei occupato?
Inizialmente sono stato inserito a supporto delle ultime attività del progetto NaturKosovo, soprattutto relative al monitoraggio e alla comunicazione, ma anche alla valutazione esterna e alla rendicontazione. È stato un lavoro molto intenso. Ho avuto modo di lavorare sulla stesura di nuovi progetti, tramite visite sul campo, ai partner, ecc… Di fatto ho visto il ciclo di progetto al contrario: prima le attività di un progetto che terminava e poi quelle di uno in fase di scrittura.
È stato come ti aspettavi?
Non avevo particolari aspettative, se non quelle di vedere dall’interno il funzionamento di un ente del Terzo Settore, soprattutto la parte finanziaria. Mi aspettavo fosse professionalizzante, e posso dire che lo è stato. Si è confermata la mia prospettiva di lavorare in questo ambito.
Il Kosovo mi ha stupito positivamente, soprattutto le persone, sono molto amichevoli.
La difficoltà maggiore?
La penetrazione all’interno del tessuto sociale, come del resto penso sia complesso in qualunque altro luogo. È importante perché ti permette di immedesimarti, ma non sempre immediato. È difficile riuscire a capire le dinamiche sociali dovute alla storia e al contesto nel suo complesso: più avevo informazioni e più mi sembrava di saperne meno.
Un bel ricordo?
Gli ultimi giorni, la cena tutti insieme. Quando ti avvicini alla fine tiri le somme dei rapporti che hai creato, ti rendi conto di esserti “mischiato”, di aver creato legami. È stato importante vedere l’evoluzione nei rapporti coi colleghi, riuscire a capire le cose dal loro punto di vista. Quando i rapporti si distendono, come gli ultimi giorni, te ne rendi conto.
Una soddisfazione?
Essere arrivato alla fine. Essere riuscito a vivere in un contesto che non conoscevo, un contesto di cooperazione, in un Paese “altro”. Penso non sia scontato riuscire a rimanerci dentro, vuol dire che ci sono state cose positive.
Tu hai lasciato un lavoro stabile per poter fare il Servizio Civile, te ne sei mai pentito?
Non ho mai avuto ripensamenti, non tornerei mai indietro a quello che facevo prima. Mi si sono schiariti i pensieri su quello che mi piace fare. Il salto nel vuoto iniziale non mi ha mai dato rimpianti. Sento di avere più consapevolezza su cosa voglio fare in futuro.
Cosa ti senti di consigliare ai ragazzi che partiranno per il Kosovo?
Di arrivare facendo un passo indietro su quanto si pensi di conoscere, di avere pochi preconcetti, ma piuttosto parlare con le persone: sono posti complessi fatti da persone complesse. Arrivare con spirito di umiltà.
E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Ora la mia priorità è tornare verso casa in Puglia. Mi piace la progettazione finanziata volta ad impattare sul territorio. Mi piacerebbe lavorare nella progettazione sociale, ma in un contesto che conosco e mi appartiene.
Grazie ragazzi, in bocca al lupo!!
