Madagascar, Volontariato

RIENTRO LUCA DAL MADAGASCAR

Luca è rientrata dopo un anno in Madagascar con il Servizio Civile. E’ passato a trovarci e ci ha parlato della sua esperienza
febbraio 2020

Bentornato Luca. Come stai?
Bene. Il rientro è stato strano, mi sembra di essere stato via poche settimane, come era successo anche al mio arrivo, al contrario però, mi sembrava di esserci sempre stato.
È stata un’esperienza positiva, sia professionale che umana. È una cultura molto diversa dalla nostra, ti devi confrontare con te stesso, capire se sei capace ad adattarti.
Non devi fare grosse rinunce, ma ti trovi in un ambiente e una cultura completamente differente.

Di cosa ti sei occupato?
Ero di supporto amministrativo e organizzativo all’équipe di Manakara.
Sui vari progetti li aiutavo nelle decisioni da prendere, sull’organizzazione dell’équipe, testimoniavo le attività con le foto oltre che seguire certe dinamiche di gioco durante le sensibilizzazioni nei villaggi e nelle scuole.
Inoltre, seguivo le attività nel “Centro Manovo” per i bambini del nostro quartiere e delle attività a “Tsararano”, un centro per bambini con varie disabilità. Un’oretta a settimana andavo anche in carcere per fare dei giochi con i minori.

E come è andata?
È stata un’esperienza stimolante, mi ha fatto vedere le cose in maniera diversa, anche adesso, una volta rientrato, vedo con altri occhi cose che prima mi sembravano normali.
È un contesto che noi vediamo e pensiamo povero, ma a volte è solo perché vediamo cose differenti dai nostri canoni.
Una nota positiva sono le persone che ho incontrato, soprattutto i colleghi, con valori molto profondi, che oggi non è sempre facile incontrare, neanche nella nostra società. Soprattutto per il loro impegno nel sociale al di fuori dell’ambito lavorativo. Mi hanno insegnato ed arricchito molto.

La difficoltà più grossa?
Le relazioni, non sentirsi mai alla pari. Non riesci a comprendere nel profondo, ma solo a livello superficiale, nonostante un anno non sia poco.
Una volta, per curiosità, siamo andati a vedere le attività di un gruppo letterario e teatrale attivo a Manakara, per comprendere meglio cosa facevano e se c’era la possibilità di lavorare insieme; una ragazza era profondamente stupita del nostro interesse, della nostra presenza lì. Ci ha detto che noi siamo considerati come “superiori” e non si capacitava del perché ci “abbassassimo” ad andare a vedere le loro attività e dire che eravamo interessati alla loro cultura e lingua.
I malgasci sono persone molto accoglienti. Certamente il fatto di essere inseriti in una realtà come Manakara, dove abbiamo lavorato ed è presente una comunità italiana da tanti anni, ti aiuta. Al di fuori spesso sei invece trattato più da turista. Una sera mentre tornavo a casa mi sono fermato ad un chioschetto ed un signore ha cominciato a parlarmi ed alla fine mi ha chiesto dei soldi. Insieme a lui c’era il fratello, che un po’ conosceva RTM, e lo ha sgridato, dicendogli che non eravamo dei turisti, ma che facevano delle attività per la comunità e quindi non era corretto chiedermi dei soldi.
Al contrario, una delusione, sono i bambini che frequentano il “Centro Manovo” quando ti chiedono soldi nonostante le sensibilizzazioni. Questo mangataka (chiedere) costante è avvilente ma spesso mi sono chiesto: “cosa farei io?”.
La lingua è stata un’altra difficoltà ed un ostacolo nella creazione di relazioni.

Un ricordo bello che hai?
I paesaggi, la natura; ma anche cose banali come fare vedere ai bambini come lavarsi i denti e la volta dopo vedere che lo sanno fare, oppure i bambini che si ricordano il gioco che hai fatto durante una sensibilizzazione ed il messaggio che hai dato loro.

Cosa ti rimane quindi di questa esperienza?
Mi rimarrà sicuramente l’apertura mentale che mi ha dato quest’anno in Madagascar, capire cose che di solito vedi da lontano e ora comprendi di più per averle viste da vicino.
Anche nelle piccole cose quotidiane, tu cucini su un fornello a gas o elettrico e ora sai che allo stesso tempo dall’altra parte del mondo c’è chi prepara il fuoco con il carbone.
Viviamo in un contesto con possibilità di scelta vastissime, ma non è così ovunque. Lo sapevi anche prima, ma viverlo è diverso… prima era un pensiero, ora è un ricordo!

Un consiglio ai ragazzi che partiranno col Servizio Civile per il Madagascar?
Di viversela completamente, soprattutto di sentirsi liberi di chiedere e di osservare (non confrontare), da come si cucina un ortaggio a come si faccia una cosa. Fare domande per curiosità e per scoperta.
E poi studiare la lingua meglio di quello che abbia fatto io, per vivere al meglio l’esperienza e parlare con tutti, senza capire il malgascio escludi un’ampia fascia di società (che è la più povera e meno istruita).

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Mi piacerebbe aprire un’attività in proprio, fare qualcosa che potrò gestire con la mia testa ed i miei valori e che mi permetta di viaggiare. Fare qualcosa per me, ma anche per gli altri.

Grazie Luca in bocca al lupo!!