Madagascar, Volontariato

RIENTRO NICOLÒ E VALERIA

Nicolò e Valeria sono rientrati dopo un anno a Manakara con il Servizio Civile. Sono passati a trovarci e ci hanno parlato della loro esperienza in Madagascar
NICOLÒ

Bentornato Nicolò! Come va? Come è stato il rientro?
Il rientro è stato particolare, mi aspettavo un impatto più forte, ma col passare dei giorni ritornano i ricordi, le nostalgie, le paure… tutto sta venendo fuori un po’ alla volta.
Sicuramente è stato forte l’impatto con la città, le strade, il supermercato, ma pian piano tutto torna nella normalità.

Di cosa ti sei occupato?
Volevo fare il Servizio Civile per dare il mio appoggio su un progetto di educazione. Abbiamo infatti collaborato con tante scuole e con il tribunale per gli atti di nascita, ma ho potuto partecipare anche alle attività sulla lebbra. Ho potuto svolgere attività diverse, come la cantine (mensa) per i bambini poveri, Tsararano (centro Residenziale per ragazzi con disabilità), il Centro Manovo per i bambini del nostro quartiere.

E com’è andata?
Molto bene, è stata un’esperienza super positiva… inaspettata, che non pensavo di poter fare. A livello personale è stato molto importante, ma anche professionalmente, mi ha permesso di riflettere su cosa vorrò fare.
Quest’esperienza mi ha permesso di conoscere una realtà diversa e riflettere sui differenti modi di vita, su come vedo le cose intorno a me.
Sicuramente non è facile, ci sono anche situazioni difficili, ci vuole un po’ di adattamento. Mi sconvolgevano i bambini per strada, da una parte è bello perché a Milano non li vedi, ma poi capisci che è perché non vanno a scuola. Ho però capito quale è il mio sogno per il futuro, vorrei creare una casa famiglia per i bambini con difficoltà e unire a questo il mio amore per gli animali. So che ci vorrà tanto tempo e studio, ma mi impegnerò per questo.

Una soddisfazione?
Essere salutato per nome dai bambini, tornare a casa e vedere tutti i bambini del quartiere mi venissero incontro per giocare, che si ricordassero di me.
Ma anche essere riuscito a condividere la mia passione per la musica con i ragazzi di Tsararano, aver creato un legame con loro, aver creato il desiderio di incontrarsi, che loro fossero contenti della mia presenza. La musica è stato un modo di comunicare con persone che non ti saresti aspettato. Un modo per insegnare qualcosa che so fare, come suonare la chitarra.

Un ricordo bello che hai?
Un tramonto sul canale del Pangalanes con Teresa e Valeria (le altre volontarie a Manakara). I bambini che giocano in strada.

È stato come ti aspettavi?
No, non avevo un’idea chiara di quello che stessi per affrontare. Per certi versi è stato molto diverso dalle aspettative: da una parte pensavo di dover vivere in condizioni più estreme (come una capanna), dall’altro il contesto in cui vivono i malgasci è inimmaginabile, se non vedi non credi.

Cosa ti senti di consigliare ai nuovi volontari che partiranno per il Madagascar?
Vivere l’esperienza, sfruttare tutte le opportunità, anche se sembrano semplici o già vissute. Buttarsi e provare. Avere tanta pazienza e ascoltare quello che c’è intorno, i colleghi (sia in Madagascar che in Italia), ma anche se stessi.
E portare la chitarra!!!

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Vorrei ripartire subito, per ora non ci sono opportunità concrete. Vorrei fare studi educativi per lavorare a sostegno di persone con disabilità e animali… se possibile non a Milano.

VALERIA

Bentornata Valeria! Come va? Come è stato il rientro?
In Madagascar c’è un modo di dire “Buona partenza e buon ritorno”, cioè ogni arrivo coincide con una partenza. Avendo avuto già altre esperienze, questo rappresenta bene il mio rientro, non sono tornata, ma ripartita.
Ora sono nella fase del rincontrare le persone, la famiglia… però questo non è un posto nuovo. In Madagascar era tutto nuovo, qua è una riscoperta. Mi sono accorta che è come se avessi tirato una linea, prima vedevo cose necessarie che ora mi sembrano eccessive.
Sono felice di essere tornata da quegli affetti che mi sono mancati, sono però confusa da non avere niente da fare, stordita dai rumori che qua ci sono, qua i rumori sono diversi da quelli del Madagascar. La c’è sempre rumore, ma un rumore di vita, qui c’è un silenzio che mi sembra vuoto. Mi manca parlare con la gente per strada. Mi ha colpito il cielo, in Madagascar i colori sono più vivi, il tramonto è più luminoso e intenso.

Di cosa ti sei occupata?
Lavoravo principalmente in collaborazione con l’equipe di Manakara. Dopo i primi mesi di assestamento e conoscenza, c’è stato un coinvolgimento più diretto, anche con l’Italia. Un ruolo di interfaccia tra equipe Italia e Madagascar, anche per le piccole cose quotidiane, come l’informatica. Ho partecipato alle attività di progetto, alle riunioni, ho documentato con foto e video.
Oltre all’ufficio abbiamo avuto la possibilità di fare altre esperienze.
Andavamo alla cantine (mensa) di Don Simone, che accoglie i bambini delle famiglie più bisognose, un posto dove possono avere un pasto ed educatori che li aiutano a studiare. Noi li aiutavamo nel gioco, un momento importante per loro. Andavo anche a Tsararano, un centro residenziale per ragazzi con disabilità, noi andavamo per fare animazione con loro.
Poi c’è il Centro Manovo nell’ufficio di RTM, sempre aperto ai bambini per leggere i libri ma in cui si organizzano anche momenti per i bambini del quartiere. Il compito mio e di Nicolò era organizzare i giochi e il pomeriggio del film. Portavamo anche giochi e libri ai ragazzi in carcere.
Insomma, ho avuto molto a che fare con bambini e giovani, ma in spazi e contesti molto diversi. Strano, perché Manakara non è così grande, ma le dinamiche potevano cambiare molto. È stato bello, bello e frenetico!

È stato come ti aspettavi?
In genere non mi faccio aspettative, sono partita con quell’”ignoranza” che ti fa dire sono aperta a ciò che viene. Sono partita e basta…

La difficoltà maggiore?
La cosa più semplice e la più difficile hanno coinciso: il popolo malgascio. Ci sono dinamiche e culture per me difficili da accettare, alcune ancora non le ho accettate, ma ho imparato a conviverci, ho trovato strumenti per farlo, trovando le mie strategie. Ci sono cose che non ti piacciono, ma anche altre che ti fanno stare bene, come le persone che ho incontrato.
Mi sono mancate le relazioni con le persone. La differenza di status è insormontabile, rende difficile creare relazioni, non puoi strapparti la pelle bianca. Poi in realtà ti accorgi che le relazioni le crei, come con i ragazzi che incontravamo sempre in un bar dove andavamo per i succhi di frutta, prima di partire ci hanno salutato facendoci trovare succo e banane. Li abbiamo visti dispiaciuti per la nostra partenza, è così strano anche perché non te lo aspetti, ma se ti impegni le relazioni puoi crearle.

Una soddisfazione?
Essermi riuscita a sentire tamana, cioè stare bene e sentirsi a casa. Ad un certo punto pensavo di non potermi mai sentire così, poi ad un tratto stavo bene, mi sentivo a casa.
Mi sono sentita ripagata quando dovevo partire, perché mi sono resa conto di aver lasciato qualcosa nelle persone con cui mi sono relazionata.

Un ricordo bello che hai?
La prima volta che mi sono sentita totalmente dentro perché invisibile, in mezzo alla gente senza destare attenzione. Ma anche il rapporto che si è creato con gli altri volontari, che mi hanno spiegato e fatto capire le dinamiche del Madagascar da chi è là da tanto tempo. A volte mi sembrava di vedermi tra vent’anni in loro.

Cosa ti senti di consigliare ai nuovi volontari che partiranno per il Madagascar?
Quello che dicono tutti, entrare in punta di piedi e con il cuore aperto, darsi il tempo di conoscere e farsi conoscere. Non avere fretta di dimostrare tanto prima o poi viene fuori chi sei.
Sfruttare le difficoltà come opportunità. Ad esempio il non conoscere la lingua mi ha aiutato a concentrarmi di più su altre sensazioni, avevo sviluppato una conoscenza con le persone che è più sensibilità, che non hai usi se il linguaggio verbale.

E ora, i tuoi progetti per il futuro quali sono?
Intanto andare in vacanza, mi godo il rientro e poi farò un master… sono un cuore vagabondo!

Grazie ragazzi, in bocca al lupo!!