Albania, Volontariato

SCUtari

Com’è fare il Servizio civile in Albania? Ce lo racconta Giacomo da Scutari!

Partirei dal presupposto che io qui nemmeno ci volevo venire. Volevo andare in Guatemala, io; ma siccome il Guatemala non mi ha voluto, quando l’Albania ha chiamato ho risposto sì. Destinazione: Scutari.

Prima di partire, un anno all’estero mi sembrava un periodo lunghissimo, uno scoglio insormontabile. Ora che sta finendo, invece, tengo stretto ogni momento, giorno dopo giorno, come se me li rubassero.
Sono stati dei mesi intensi, pieni di lavoro, di viaggi, di incontri, di crescita personale e professionale, di tempo speso bene. La cooperazione, vista da dentro, è diversa da come me la immaginavo fra i banchi universitari. Forse ci sono troppi fogli, ma ci sono anche tante persone, tanti sorrisi, tanti caffè, tante montagne.

La parte migliore è stata senz’altro quella relativa alle missioni di monitoraggio e di consegna di beni per le aziende agricole ed agrituristiche beneficiarie del progetto. Abbiamo avuto modo fin da subito di girare il paese in lungo e in largo, e francamente non immaginavo che potesse offrire dei paesaggi così incantevoli. Gli agricoltori e gli allevatori che abbiamo avuto modo di conoscere ci hanno accolto con grande calore offrendoci spesso la loro frutta, il loro miele, il loro formaggio, la loro carne, e purtroppo anche il loro raki.

Lo staff di RTM Albania è una famiglia, nel vero senso della parola. Si ride insieme e ci si fa forza a vicenda nei momenti brutti. Alkida, Ardit e Beno sono i migliori colleghi in cui potessi sperare.
Poi c’è Andrea, il mio partner in crime. La cosa che più mi piace di Andrea è che non si controlla di continuo, non si censura. Qualsiasi cosa gli passi per la testa la fa. Anche se la situazione non lo prevede. Se si sente di cantare, se ha voglia di fare un verso buffo, se gli scappa di muoversi o di ballare lo fa, senza pensare a cosa penseranno gli altri. Anche io ero così una volta. Ne ho un vago ricordo. Ho letto da qualche parte che in un certo senso nella vita non facciamo altro che incontrare noi stessi, di continuo: versioni passate, che nel bene o nel male non ci riguardano più, e versioni future, che non ci riguardano ancora. Sfumature di noi andate perdute, potenzialità non ancora raggiunte.

Scutari è una ragazza dagli occhi blu che mi guarda dritto nelle pupille e mi toglie le parole. Sono gli zingari che con i loro tamburi annunciano l’arrivo della bella stagione. Sono i passanti che offrono ai randagi il loro ultimo boccone. È la leggenda di Rozafa e il suo alto castello. È il sole che tramonta su Shiroka. È il Vllaznia primo in classifica dopo oltre vent’anni. Sono le sue byrektore. Sono i mercati di fruta i perime disseminati ovunque. Sono i ragazzi che se ne vogliono andare e quelli troppo innamorati per farlo. Sono le sue studentesse e i suoi studenti, i suoi operai, e persino i suoi poliziotti. È un’infame prigione, grazie al cielo oggi museo. È il canto dei minareti e le campane delle chiese. È una villetta signorile accanto ad una palazzina decrepita. Sono le giornate luminose d’estate e la pioggia incessante d’inverno.

Beh, non sarà il Guatemala, ma in fin dei conti non mi posso lamentare.