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Servizio civile, ferri di cavallo e sorrisi
Lavinia da Pristina ci racconta cosa vuole dire per lei Servizio Civile in Kosovo
Servizio civile universale in Kosovo con RTM, per me ha significato andare in missione per oltre undici ore, il terzo giorno che ero a Pristina, e vedere il mio nuovo collega e questo simpaticissimo beneficiario litigare in albanese con una ventina di fogli di carta, che avrei capito dopo sarebbero stati miei compagni nel lavoro di ufficio per i successivi mesi. Intanto, io scattavo le foto alla montagna di ferri di cavallo che aveva fatto proprio quell’uomo (non lo avevo mai visto un ferro di cavallo dal vivo), fiera nella mia giacchina beige da missione, mantenendo grande curiosità verso la loro conversazione. Alla fine, Lulzim (il suo nome l’avrei imparato molto piu’ tardi) ci aveva ringraziato con grande gioia. Ci invitò addirittura a giocare a padel con lui in futuro.
Servizio civile universale in Kosovo, qualche settimana piu’ in là, è stato elaborare le targhe che i nostri 31 beneficiari del Fondo metteranno sulle loro iniziative, terminate grazie al nostro progetto. È stato scrivere e pubblicare le loro storie, costruire e mantenere rapporti bellissimi non solo con loro, ma anche con i partner di progetto, gli stakeholders, e tutte le persone con cui ho potuto finora scambiare idee ed esperienze di vita.
Dopo qualche mese, il servizio civile universale è diventato sentirsi a casa in Kosovo. Ha significato conoscere le strade come se stessi, crearsi abitudini che portano pace all’anima. È il thè del confronto coi colleghi, è il fine settimana fuoriporta con gli amici, è il rientro in ufficio con un evento da organizzare in autonomia, dall’inizio alla fine. È stress e soddisfazione. È rottura di un equilibrio e raggiungimento di uno nuovo. È critica e crescita. È rimproverarmi quando il mio lavoro non è perfetto e, allo stesso tempo, ringraziarmi perché ci sto provando, sto migliorando. È gratitudine per aver scelto un’esperienza unica, che mi sta cambiando un passo alla volta.
