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TAMANA: sentirsi nel posto giusto
Emma da Antananarivo ci parla dei suoi primi 7 mesi di Servizio Civile in Madagascar
Abbiamo tutti uno strano rapporto con il tempo. Spesso lo rincorriamo, lo riempiamo, lo sprechiamo senza nemmeno chiederci se lo stiamo dedicando a qualcosa che conta davvero. “Tutto scorre”, e forse Eraclito aveva ragione: non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, perché il fiume cambia e nel frattempo cambi anche tu. Ogni giorno il cielo mostra una nuvola che non avevi mai visto prima, ogni giorno la natura ti sorprende con dettagli che sfuggono se non ti fermi ad osservare. Ogni giorno anche tu cambi, perché nel frattempo hai acquisito una nuova consapevolezza, un pensiero, un’emozione che prima non c’era.
Sono in Madagascar da sette mesi. Sette mesi che, se li guardo sul calendario, sembrano volati. Ma se penso a tutto quello che ho visto, compreso e imparato, mi sembrano molto di più.
Qui ho imparato ad assaporare il tempo in un modo completamente diverso. A saper aspettare. A capire che non esiste un tempo giusto o sbagliato per fare qualcosa. Esiste solo il momento in cui lo senti davvero.
Il primo mese non è stato facile. Avevo l’ansia di “non avere tempo”, paradossalmente proprio in un posto dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Poi piano piano, o meglio dire “mora mora”, ho capito che forse il problema non è il tempo che abbiamo, ma le aspettative che gli mettiamo addosso. Chi stabilisce cosa dobbiamo aver fatto entro una certa età? Chi decide quando è il momento giusto per partire, cambiare, provare qualcosa di nuovo?
Qui ho imparato anche ad accogliere quei momenti che in Italia avrei catalogato come “tempo perso”. Le attese, i silenzi, le camminate senza meta, le conversazioni di cui capisci solo metà delle parole… forse la metà. Questo però mi ha fatto scoprire che, alla fine, ci si può capire benissimo anche solo gesticolando.
Tutto questo ti segna, ti insegna. Ti fa conoscere meglio te stesso, i tuoi limiti, le tue paure, ma anche le cose che ti fanno stare bene. Scopri potenzialità e skills che non pensavi nemmeno di avere, inizi ad apprezzare cose che forse davi per scontato, come i piccoli gesti; e inizi a comprendere davvero quanto ti riempiono il cuore di felicità e gratitudine.
Ho capito che non tutto deve essere perfettamente incasellato. Non tutto deve avere una spiegazione immediata. Ho capito che la vita è un sentiero da svolgere dall’inizio alla fine, a volte troverai molto fango e faticherai anche solo a camminare, a volte riuscirai a correre perché il sole ha asciugato la terra. Quando mi sono iscritta al bando non sapevo bene dove stavo andando o cosa aspettarmi, come prepararmi. Sentivo solo che quella strada era una strada che volevo percorrere a tutti i costi, magari poteva rivelarsi la strada più sbagliata del mondo, ma credo che sia giusto concedersi la possibilità di provarci.
Qui ho imparato anche a guardare per davvero le persone.
I sorrisi, i saluti, gli sguardi. Se ci pensiamo, sorridere è un gesto semplicissimo. Eppure qui ho capito quanto può essere potente. Al mercato, per strada, mentre cammini tra persone che magari hanno molto meno di quello a cui siamo abituati, ricevi sorrisi che non puoi comprare.
All’inizio al mercato cercavano di farmi pagare un po’ di più. Poi hanno capito che ero una cliente fedele, che tornavo sempre, che provavo a parlare la loro lingua. Ora quando vado al mercato mi salutano con un “Salama” e non più con “Bonjour” e forse può apparire come una cavolata, ma per me è una grande conquista. Ed è forse questo uno dei regali più grandi di un’esperienza così: accorgersi degli altri. Non darli per scontati. Non dare per scontato il tempo, le persone, i luoghi. “Tamana”, la parola che ho utilizzato all’inizio del testo, racchiude un pò tutto questo, in quanto significa “stare bene” in senso ampio: sentirsi a proprio agio, in pace, in armonia con l’ambiente e con le persone. È quella sensazione che provi quando il respiro si fa più leggero, quando smetti di sentirti ospite e inizi a sentirti parte di qualcosa.
Qui ho riscoperto anche cose semplicissime: il contatto con la natura, con gli animali, con i ritmi della giornata. I galli che cantano in modo diverso da quelli italiani, le galline e i pulcini che attraversano la strada, gli zebù che passano e che ormai cerco sempre di accarezzare. Sono dettagli che forse possono sembrare minuscoli, ma sono quelli che ti riempiono le giornate di gioia e che ti rimangono dentro.
Il servizio civile, alla fine, non è solo un progetto.
Non è solo un anno della tua vita. È un tempo che ti scegli di regalare per dedicarti a qualcosa che ti arricchirà. È la possibilità di fermarti un momento e guardare il mondo con occhi diversi. Di accorgerti delle differenze ma soprattutto delle somiglianze. Non è necessario avere tutto chiaro, altrimenti non sarei qui, nonostante la paura che provavo. La paura non è sempre un segnale che ci invita a fermarci: a volte è proprio ciò che ci annuncia che stiamo entrando in qualcosa di davvero significativo.
E allora se senti che dentro di te qualcosa ti chiama, forse è proprio quello il momento giusto. Il servizio civile può essere quel momento.
