Madagascar, Volontariato

UN NUOVO ARRIVO IN MADAGASCAR

Sara è arrivata ad Antananarivo! Eccovi la sua presentazione

Ciao! Sono Sara, ho 28 anni e vengo da Altavilla Silentina, in provincia di Salerno, da dove vi scrivo, carichissima, a pochi giorni dalla mia partenza per il Madagascar! Sono qui per raccontarvi qualcosa di me.

Vengo da una formazione economica: ho conseguito una laurea magistrale in Economia e Management della Creazione di Valore all’Università di Ferrara. Però, se devo essere sincera, quello che mi ha sempre guidata non sono mai stati solo i numeri. Più andavo avanti negli studi, più mi rendevo conto che dietro ogni bilancio, ogni statistica, ogni dato, ci sono persone. E sono loro che mi hanno sempre interessata davvero.

Proprio per questo, ho scelto di fare un’esperienza in Francia con gli European Solidarity Corps, all’interno di un progetto di educazione popolare e inclusione sociale. Ho vissuto in un piccolo borgo chiamato Beaumotte-Aubertans: meno di 500 abitanti, una chiesa, il sindaco… e molte vacche. Nel bel mezzo di quel “nulla”, però, c’era un centro di accoglienza dove noi volontari vivevamo e lavoravamo insieme ad adolescenti provenienti da contesti fragili. Lì ho imparato quanto sia importante la condivisione quotidiana, quanto l’ascolto possa fare la differenza e quanto lavorare insieme, anche tra culture diverse, possa aprire nuove prospettive.
Successivamente mi sono trasferita a Louga, in Senegal, dove ho svolto un anno di Servizio Civile Universale. Ho collaborato a progetti di sviluppo locale, sicurezza alimentare e imprenditoria sociale. È stato un anno intenso, fatto di relazioni, di adattamento, di imprevisti e di crescita.

Ora parto per un progetto in Madagascar che mi coinvolgerà per un anno in un percorso molto stimolante. L’obiettivo del progetto, chiamato “Ascoltare, valutare e rispondere”, è rafforzare il lavoro di diversi centri ad Antananarivo, Manakara e Ambositra che operano in ambito educativo, sanitario e sociale, aiutandoli a sviluppare un approccio più strutturato nell’ascolto e nella presa in carico delle persone vulnerabili.

Quello che mi colpisce davvero è l’approccio che anima questa iniziativa: non si tratta di “portare soluzioni dall’esterno”, ma di creare insieme processi partecipativi, strumenti condivisi e una rete di sostegno che rimanga viva anche dopo la fine del progetto. L’idea di lavorare fianco a fianco con le persone e con le comunità locali, ascoltando i loro bisogni e accompagnando il cambiamento passo dopo passo, è ciò che dà senso a questo percorso.

Sono consapevole che non sarà un’esperienza semplice. Ci saranno sfide culturali, linguistiche e organizzative, momenti di stanchezza e situazioni complesse da gestire. Ma parto con entusiasmo, con umiltà e con una grande voglia di imparare.